Vincenzo Radino fu una singolare figura di artista imprenditore. Pittore, frantoiano, commerciante, agricoltore, applicava ad ogni azione il suo straordinario estro creativo. E anche le vigne le piantò con occhi d’artista e così come dalle sue tele nascevano d’incanto le forme, così dalla terra prendevano forma i filari. Carezzava la terra con gli occhi, poi estraeva  dalla tasca un taccuino e immaginava una forma, e la forma tracciata sul foglio si mutava in vita, in vite, in vigna.

La Solagna dell’Arcidiacona

Terra di vulcano in forte declivio, trasformata in terrazze. Intorno ginestre, mandorli e ulivi e poi a ovest il Vulture, con un colpo d’occhio che incanta, di fronte il verde intenso di Piano di Croce e a Sud il dolcissimo Cerro, con l’ampia vallata.Le viti si nutrono indubbiamente di buona terra, ma anche di bellezze d’intorno, di profumi di ginestre e d’acacie, di impalpabili aure, che puoi riconoscere solo quando le incontri.

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Collignelli

Tre ettari di vigna buona su una terra fertile, assommata di lapilli e ceneri di vulcano e poi lungamente frantumata, lavorata, amata. Sotto è ancora solido tufo per ristorare le radici durante la stagione secca, tanto che le viti non soffrono anche nelle estati più calde. La vista è incantevole e l’orizzonte, sovrastato da un enorme pino, vastissimo. Di fronte la collina delle Serre, e poi tutt’intorno ginestre, ulivi e solide querce a far da contorno ad un ambiente unico e raro. In autunno grappoli si presentano spargoli e ben nutriti, con bucce solide e ricche di umori.

La bassa produzione, che dopo il diradamento a fine estate non supera i 30/40 quintali per ettaro, che ulteriormente si assottiglia con la scelta dei grappoli alla vendemmia, permette a questa terra straordinaria di generare vini profumati, persistenti, caldi, dove il timbro del migliore Aglianico  si esprime al massimo grado.

 

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Aglianico, un nobilissimo e antico vitigno

Nell’antichità era chiamato Ellenico, originario della Tessaglia e portato a noi degli Eubei nell’VIII secolo a.C.  In epoca Aragonese il nome muta in Aglianico e il Carlucci lo individua, a ragione, come il padre del mitico Falernum, di epoca romana. A bacca rossa, di maturazione tardiva, ha bucce spesse ricche di polifenoli e tannini, che ne esaltano l’austera componente aromatica. Adatto a un lungo invecchiamento, viene affinato in piccole botti di rovere per dominarne la forza e renderlo, in tempi brevi, morbido e vellutato.

 

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